Schivare gli euro-mandarini

Per caso qualcuno conosce il paese al quale l’Italia succederà a luglio nella presidenza dell’Unione europea? E i titolari dei semestri precedenti? Risposte: Grecia, Lituania, Irlanda, Cipro, Danimarca.
23 AGO 20
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Per caso qualcuno conosce il paese al quale l’Italia succederà a luglio nella presidenza dell’Unione europea? E i titolari dei semestri precedenti? Risposte: Grecia, Lituania, Irlanda, Cipro, Danimarca. Si può dire che dal gennaio 2012 a oggi quei governi abbiano “dettato” le loro agende, preparate certo con la stessa cura con la quale Matteo Renzi ha presentato la sua a un molto immedesimato presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? E’ ovvio che l’Italia punti sull’attenuazione dell’austerity a favore della crescita, come ha ricordato ancora ieri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Ed è logico che Renzi voglia farlo mettendo sul piatto il 40,8 per cento di consensi delle europee. Ma se sceglierà la strada del multilateralismo comunitario rischia di restare invischiato nelle beghe tra euro-mandarini iniziate un minuto dopo le elezioni del 25 maggio, che sotto questo aspetto si sono confermate perfettamente inutili. Già i semestri di presidenza sono poco più che formali; questo poi sarà occupato dalle nomine, e la guerra sulla presidenza della Commissione, su Jean-Claude Juncker, è solo l’inizio.
Al contrario, per far valere quel 40 per cento senza diluirlo tra ventotto governi e relativi interessi, Renzi dovrebbe imboccare la strada delle trattative bilaterali: con la Germania ma anche con la Gran Bretagna, cioè i due soli paesi che oltre all’Italia esprimano oggi posizioni nette. Con la cancelliera Angela Merkel potrà andare a vedere che cosa c’è in quei contratti bilaterali che le stanno tanto a cuore, e che cosa ne verrebbe per noi. Nel premier David Cameron troverà molti punti di contatto, al di là dei differenti schieramenti, a cominciare dal gusto di rompere le uova nel piatto. Avendo certo presente che, isolata o meno, di Londra e della sua forza finanziaria, simbolica e morale l’Europa non può fare a meno. Del resto la stessa Merkel, custode dell’ortodossia europea, cura a tu per tu i suoi interessi strategici: con la Francia socialista come con la Spagna popolare. E anche l’Italia, l’ultima volta che s’è fatta davvero valere in Europa è stata quando Mario Monti ha messo il veto alle conclusioni preconfezionate da Bruxelles, finché non ha ottenuto lo scudo anti spread. Se Renzi lascerà perdere l’euro-retorica e farà tesoro di questi esempi, non dovrà limitarsi a fornire l’hôtellerie.